Parola agli esperti: filantropia, tecnologia e volontariato 2.0

Quest’oggi cediamo la parola a Raffaella Pannuti, Presidente di Fondazione ANT Italia ONLUS, la più ampia realtà non profit italiana per le attività gratuite di assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e di prevenzione oncologica, che condividerà con noi le sue riflessione sull’evoluzione del volontariato, della comunicazione in ambito filantropico e sull’impatto della tecnologia sulle loro attività.

Ora lasciamo la parola a Raffaella:

Fondazione ANT Italia ONLUS è presente in 10 regioni con 20 équipe di specialisti che assicurano al malato e alla sua famiglia, a casa, tutte le necessarie cure di tipo ospedaliero e socio-assistenziale.

Dal 1985 a oggi ANT ha assistito gratuitamente e a domicilio oltre 116.000 malati di tumore. Inoltre, dal 2004, Fondazione ANT ha attivato progetti di prevenzione oncologica per il melanoma, le neoplasie tiroidee, mammarie e ginecologiche erogando oltre 138.000 visite totalmente gratuite per chi ne ha usufruito.

Quali sono le principali attività delle delegazioni locali della vostra fondazione e come contribuiscono i volontari?

Gli oltre 2000 volontari ANT, organizzati in 120 delegazioni sparse in tutta Italia, sono i primi a sensibilizzare le persone sul principio dell’Eubiosia, la dignità della vita anche nel momento della malattia, e sui nostri progetti. Al loro impegno si devono splendidi eventi di raccolta fondi, la gestione di punti di ascolto e aggregazione del volontariato aperti alla cittadinanza e la capillare presenza delle piazze italiane con le nostre campagne nazionali (i ciclamini autunnali dedicati alla prevenzione, le stelle di Natale e le uova di Pasqua).

Come avviene il coordinamento con le delegazioni locali e in che modo gestite gli oltre 2 mila volontari che collaborano con voi?

Le delegazioni ANT nascono su impulso del territorio, anche in zone dove non siamo ancora presenti con le nostre équipe medico-sanitarie. Su proposta di un gruppo di volontari, e in accordo con la presidenza ANT, viene nominato un delegato e avviata una programmazione di eventi di sensibilizzazione e di raccolta fondi, supervisionati dalla sede e dal responsabile fundraising di zona, spesso con l’obiettivo di avviare l’attività di assistenza. È così che, per esempio, nel giro di pochi anni è stato possibile far nascere uno staff medico-sanitario a Perugia e in Umbria, dove ancora non eravamo presenti. Tutti i nostri volontari ricevono accurata formazione: alcuni di loro – un gruppo selezionatissimo – vengono opportunamente formati per lavorare a contatto con le famiglie degli assistiti, aiutarli nelle piccole commissioni e nel disbrigo delle pratiche burocratiche, offrire supporto logistico o semplice compagnia al malato e al suo nucleo familiare.

Che ruolo hanno le nuove tecnologie nella filantropia e nel volontariato oggi?

Per quanto riguarda la nostra attività sanitaria, ci impegniamo ogni giorno per migliorare la qualità di vita dei nostri assistiti, sia costruendo un solido rapporto medico-paziente basato sull’umanità, sia sperimentando tutte le tecnologie, anche le più innovative e impensate, per portare sollievo a chi è malato e gestire la cura. Oltre a utilizzare da anni la tecnologia cloud di Vitaever per gestire l’assistenza a domicilio e la cartella clinica tramite palmare, da alcuni mesi stiamo sperimentando l’applicazione della realtà immersiva ai pazienti oncologici per favorire il controllo del dolore e degli stati d’ansia: è un progetto molto ambizioso che ci vede impegnati nella realizzazione di video a 360° su richiesta dei pazienti.

Oggi esistono software in grado di semplificare la gestione delle attività e la comunicazione, ritiene che potrebbero essere un valido alleato per le fondazioni come la vostra?

Anche sul fronte della raccolta fondi, della comunicazione e della fidelizzazione della comunità di volontari e sostenitori di ANT, la tecnologia è stata ed è senz’altro essere un alleato. In questi ultimi anni abbiamo investito in strumenti di gestione del database e delle newsletter con software specifici, oltre ad aver lavorato con grande impegno per trasferire e mantenere la nostra reputazione sui social network, un canale straordinario e delicatissimo di comunicazione diretta col pubblico

Come è cambiata la comunicazione con il pubblico, e che impatto ha avuto nelle vostre attività di sensibilizzazione?

Grazie al sostegno di agenzie pubblicitarie e creativi impegnati pro bono, abbiamo costruito nel tempo l’immagine di ANT, fino all’exploit della Gioconda Calva che nel 2014 ci ha visti premiati a Cannes tra le migliori campagne di sensibilizzazione sociale. Quell’immagine sconcertante, che rivisitava un’icona come la Monna Lisa per affermare il valore della vita in ogni suo momento, ha avuto un grande impatto sul pubblico, tanto da valerci un consistente incremento delle entrate del 5×1000 per quell’anno.

A livello internazionale, stiamo assistendo a un avvicinamento dei giovani alla filantropia ed alle organizzazioni no profit, ritiene stia avvenendo lo stesso in Italia?

Nei prossimi vent’anni immagino un percorso di progressivo cambiamento in tanti aspetti della vita della Fondazione, a cominciare dalla raccolta fondi per finire con la fidelizzazione dei volontari. Sono certa che sapremo adattarci alle mutate condizioni economiche e a una società in cui il tempo diventa un bene sempre più prezioso. Ma per motivare chi ci offre tempo e risorse sarà indispensabile tenere fede a quei criteri di trasparenza, serietà, ed efficienza che ci hanno guidati fino ad oggi senza dimenticare quello spirito di rettitudine e il principio della solidarietà su cui si basa l’intera esperienza di ANT. Sono certa che in virtù di queste caratteristiche, chi crede in un mondo che dà e riceve risposte anche dalla società civile, e non solo dallo Stato, continuerà a sostenerci.

In breve: nostri spunti di riflessione:

#1 La tecnologia può portare sollievo a chi è nel dolore e aiutare a gestirne la cura, ma contribuisce anche a gestire l’assistenza domiciliare dei pazienti.

#2 La tecnologia è un alleato importante per una fondazione, in particolare per la gestione delle attività di raccolta fondi, la comunicazione e la gestione dei volontari.

#3 La comunicazione con il pubblico è evoluta, amplificando l’impatto delle attività filantropiche.

#4 Con l’evoluzione della società, una fondazione sarà chiamata a rispettare fedelmente i propri criteri di trasparenza, affidabilità ed efficienza, così come i suoi principi, rettitudine morale e di solidarietà .


Chi è Raffaella Pannuti 

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Raffaella Pannuti, nata a Bologna nel 1973, è laureata in chimica industriale. Dopo diverse esperienze lavorative e un tesserino da giornalista pubblicista, nel 1998 entra in Fondazione ANT Italia ONLUS, prima come responsabile dell’ufficio stampa, poi come Segretario Generale e infine nel 2011 ne diviene Presidente. Più di 20 sono i lavori in cui è coautrice nell’ambito delle cure palliative. Ha partecipato come relatrice a diversi convegni internazionali e nazionali in ambiente medico e dedicati al Terzo Settore. Iscritta a EUCLID, associazioni internazionali che raccolgono i leader del Terzo Settore. È membro degli Action Groups dell’Unione Europea.


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