Parola agli esperti: le fondazioni di comunità e la gestione delle richieste di finanziamento

community foundation invest in local community and people holding hands

Quest’oggi cediamo la parola a Vittoria Burton, Presidente di Fondazione di Comunità del Canavese e membro del consiglio nazionale Assifero, l’Associazione Italiana delle Fondazioni ed Enti della filantropia Istituzionale, che ci parlerà di filantropia di comunità, di fondazioni di comunità e della gestione delle richieste di finanziamento.

Ora lasciamo la parola a Vittoria:

La Fondazione di Comunità del Canavese ha come finalità lo sviluppo della cultura del dono ed il sostegno, mediante le risorse che verranno raccolte sul territorio, allo sviluppo e all’innovazione del welfare locale. In particolare, si interessa all’inclusione, all’integrazione e all’assistenza di persone in condizioni di svantaggio, a rischio di marginalità sociale o con difficoltà di autonomia.

Vittoria, ci può parlare delle fondazioni di comunità? Qual e’ il loro ruolo e dove sono attive? Se ne trovano anche fuori dall’Italia?

Le fondazioni di comunità hanno come scopo la partecipazione comunitaria. I singoli cittadini possono contribuire al finanziamento delle attività, non è richiesto contributo elevato (per es. 30 euro/anno) proprio per incentivare una più ampia partecipazione.    

In Italia, le fondazioni di comunità sono originate da banche, come la banca Cariplo in Piemonte, e sono attive in tutto il territorio nazionale. Agiscono come motore di coesione territoriale, il loro obiettivo è quello di portare diversi attori a lavorare insieme, contribuendo non solo con risorse finanziarie ma anche immateriali (per es. visibilità, capacità gestionali, ecc.)

La filantropia di comunità e le fondazioni di comunità nascono fuori dall’Italia, negli Stati Uniti e Canada all’inizio del secolo scorso per poi diffondersi in Inghilterra nel corso degli anni ‘80.

L’aspetto interessante è che oggi le fondazioni di comunità stanno prendendo piede nel sud del mondo come strumento di cooperazione allo sviluppo. Abbiamo avuto una prova del cambiamento in corso durante la conferenza mondiale delle fondazioni di comunità che si è tenuta a Johannesburg, Sud Africa a inizio dicembre 2016. La partecipazione è stata massiccia, hanno partecipato oltre 300 delegati da 60 Paesi per lo più del Sud del mondo.

Quanti progetti finanziate annualmente e su quali attività vi focalizzerete quest’anno?

Quest’anno prevediamo di finanziare 10 progetti (piano quinquennale) e le attività cui porremo attenzione saranno: interventi sociali che favoriscano un senso di comunità e diano sostegno alle nuove forme di povertà.

In che modo selezionate i progetti?

Ogni anno lanciamo dei bandi attraverso cui raccogliamo proposte progettuali. Poi incontriamo personalmente chi ha inviato le domande. Può capitare infatti che ad una prima analisi il progetto sembri lacunoso, ma questo spesso è dovuto al fatto che le persone, specialmente nel caso di piccole realtà, non sappiano come scrivere i progetti. Noi quindi ci impegniamo ad incontrare i promotori dei progetti di persona, per capire cosa ci sia dietro alla loro richiesta e spesso scopriamo che una semplice proposta nasconde molto di più. Noi abbiamo deciso di adottare questa metodologia diretta, attivi sul campo e vicini alla comunità.

Sulla base di quali criteri determinate il “successo” o meno di un progetto?

Quello che ci interessa maggiormente di un progetto è il beneficio che questo può portare alla comunità in generale e alla qualità delle relazioni che il servizio/progetto e’ in grado di generare. Ad esempio, nel caso di una proposta di progetto per un ambulatorio di quartiere, non ci interessa capire solamente quanti utenti questo servizio possa soddisfare, ma anche quante persone/volontari il progetto sia in grado di coinvolgere, quante persone possano venire a conoscenza del servizio, quanti decidano di impegnarsi e aderire.

Ritiene che la gestione dei progetti sia cambiata nel corso degli ultimi anni? Vi affidate alle nuove tecnologie per semplificare la gestione delle vostre attività? Se si, quali benefici avete riscontrato?

La nostra associazione è ancora giovane quindi non abbiamo potuto vivere sulla nostra pelle il cambiamento avvenuto in questi anni, ma abbiamo visto i benefici che la tecnologia porta. Noi stessi utilizziamo software per la raccolta fondi, che ci permette di semplificare la raccolta e la gestione dei fondi. Grazie alle tecnologie che utilizziamo, ad internet e alla costante connessione, i nostri progetti hanno ricevuto una spinta, così come la nostra fondazione. La nostra visibilità e’ cresciuta e molte più persone ora sanno chi siamo e di cosa ci occupiamo.  

In breve: i nostri spunti di riflessione

#1 Le fondazioni di comunità nascono in negli Stati Uniti e Canada all’inizio del secolo scorso, si diffondono in Inghilterra ed oggi stanno prendendo sempre più piede nei Paesi in via di Sviluppo come strumento di cooperazione allo sviluppo.

#2 Le fondazioni di comunità sono uno strumento di coesione territoriale, il cui scopo è quello di portare diversi attori a lavorare insieme e a condividere risorse finanziarie e non solo.

#3 Tra i criteri di successo di un progetto, l’impatto sulla comunità e la qualità rimangono dei fattori chiave per essere selezionato e finanziato.

#4 La tecnologia sta contribuendo a cambiare la filantropia, semplificando la gestione dei progetti e dando una spinta alla visibilità delle fondazioni, grandi e piccole.


Chi è Vittoria Burton 

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Presidente e membro del Comitato Esecutivo, Vittoria Burton è laureata in Psicologia presso l’Università di Cardiff ed ha un Master in Sociologia delle migrazioni e psicologia transculturale presso l’Università Cà Foscari di Venezia. Lavora da vent’anni nel campo della cooperazione sociale sia a livello locale che a livello internazionale, sia come operatrice che come progettista, promotrice e coordinatrice di servizi alla persona. La sua area di expertise sono i servizi educativi e ricreativi per l’infanzia, l’adolescenza e le famiglie. Attualmente è responsabile dell’area progettazione e sviluppo del Consorzio Copernico di Ivrea.


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